1. Ci racconti qualcosa di lei:da dove viene e come ha iniziato a dedicarsi al fumetto.
Innanzitutto, grazie di cuore per questa intervista! So da sempre che Alan Ford è amatissimo nei Paesi dell’ex Jugoslavia, e questa cosa mi è sempre piaciuta molto. Vivo e lavoro a Torino, in Italia. Ho seguito un percorso artistico fin da ragazzo: prima il liceo artistico, poi l’Accademia di Belle Arti, proprio come il maestro Magnus, che per me è sempre stato un punto di riferimento e un modello da seguire. Da bambino ero un lettore instancabile di fumetti Marvel. Passavo ore sulle avventure di Hulk disegnato da Herb Trimpe, dell’Uomo Ragno di John Romita, e di tutti i personaggi nati dal genio di Jack Kirby. Quelle pagine colorate hanno acceso in me la passione per il racconto disegnato, per l’epica e per i caratteri umani forti. Poi è arrivato Magnus. Quando ho scoperto Alan Ford è stato davvero un colpo di fulmine. Mi ha conquistato subito il suo tratto inconfondibile, la cura maniacale del dettaglio, ma anche la sua capacità di fondere comicità e malinconia, satira e poesia. Da quel momento non sono più riuscito a staccarmi da lui. In seguito ho scoperto anche La Compagnia della Forca, il fumetto che Magnus realizzò insieme a Giovanni Romanini, e lì è scattata una scintilla ancora più forte. In quella serie c’era tutto ciò che amavo: avventura, ironia, invenzione grafica e un senso di libertà creativa che raramente si trova altrove. Posso dire che La Compagnia della Forca è diventata per me un modello ideale di come si può raccontare una storia con leggerezza, intelligenza e passione.
2. Di quali suoi lavori passati è più orgoglioso e cosa consiglierebbe al nostro pubblico?
(se ha dei link che possiamo condividere, li inserirò volentieri) (Nel mio sito www.giannitacconella.it si trovano molte illustrazioni realizzate negli anni passati e anche dei fumetti, Alan Ford compreso.) Il punto è che, dopo aver disegnato quei tre albi di Alan Ford, la mia strada ha preso una direzione diversa. Mi sono dedicato per molti anni all’illustrazione per ragazzi, un settore che mi ha dato grandi soddisfazioni ma che mi ha anche allontanato dal fumetto. Di fatto, non ho più realizzato fumetti dal 1990 fino al 2022, più di trent’anni di pausa. Poi ho cambiato lavoro e sono diventato un insegnante. Ho ripreso gradualmente a disegnare fumetti per divertimento e così, da tre anni, ho ripreso l’attività con rinnovata passione. Ho avuto la fortuna di incontrare un editore che ha creduto in me e ha pubblicato Le donne nascoste, un albo cartonato, grande formato “alla francese”, una raccolta di sette storie auto-conclusive, tutte disegnate nel mio personale “stile Magnus”. Nel 2023 è poi uscito L’ultimo spettacolo di Isa Bluette, seguito nel 2024 da Il delitto di via Fontanesi. Sono lavori diversi tra loro, ma ciascuno rappresenta un pezzo importante del mio percorso artistico. È difficile dire quale sia il mio preferito, li amo tutti allo stesso modo, come si amano i propri figli, perché in ognuno di loro c’è una parte di me, della mia vita e delle mie passioni. Ora sto per tornare con un nuovo fumetto: Giovanni Pisano e la Torre Pendente, che uscirà a dicembre 2025 per Pacini Editore di Pisa. È un lavoro disegnato nello stile grottesco che tanto amo, lo stesso spirito visivo e narrativo che mi fece innamorare di Alan Ford e della Compagnia della Forca tanti anni fa.
3. Ha lavorato su tre numeri di Alan Ford: 242, 245 e 248. Ci può raccontare come è nata la collaborazione e condividere qualche dettaglio su com’è stato lavorare a questi numeri?
Nel 1998 ho partecipato a un concorso organizzato per celebrare il 25º anniversario di Alan Ford, e sono stato tra i tre finalisti selezionati. Il premio fu un’esperienza indimenticabile, tre giorni a Bordighera, in Liguria, ospiti al mare, con pranzi e cene condivisi allo stesso tavolo con Max Bunker, suo figlio Riccardo e gli altri due concorrenti. Durante quei giorni ebbi anche la fortuna di conoscere Mario Gomboli, futuro scrittore ed editore di Diabolik, che partecipava a tutti gli incontri e con il quale si instaurò subito un bel dialogo. Tornato a Torino, decisi di non perdere tempo, contattai subito la casa editrice MBP e mi organizzai per andare a Milano a presentare di persona alcuni miei disegni a Max Bunker. Ricordo perfettamente quel momento, avevo lavorato per due mesi su quel materiale, e lui lo sfogliò in soli quindici secondi. Poi, con il suo solito modo, mi disse di realizzare una serie di studi di tutti i personaggi del Gruppo TNT, di fronte, di profilo e di tre quarti, e di mandarglieli appena pronti. Poco dopo mi mise alla prova chiedendomi di disegnare sedici tavole del numero 237 di Alan Ford. I disegni, però, non lo convinsero, e la collaborazione si interruppe lì. Naturalmente ci rimasi male. Dopo qualche mese, fui ricontattato, mi proposero di realizzare altre sedici tavole, questa volta per il numero 242. Quella seconda prova andò bene, e da lì nacque la mia breve ma intensa collaborazione con la serie. In totale ho disegnato tre albi di Alan Ford, tre albi come successe anche a Giovanni Romanini.
4. Ha conosciuto Bunker e altri disegnatori? Magnus?
Di Max Bunker ho appena raccontato come l’ho conosciuto. Con lui i rapporti si sono purtroppo interrotti bruscamente intorno al 1990, non trovammo un buon accordo economico e decisi di abbandonare la serie. È stato un distacco inevitabile, ma anche un passaggio importante del mio percorso artistico. Di Magnus, invece, ho un grandissimo rimpianto, quello di non averlo mai conosciuto di persona. Purtroppo è scomparso nel 1996, e con la sua morte si è chiusa per sempre la possibilità di incontrarlo, di potergli stringere la mano e magari ringraziarlo per tutto ciò che mi aveva dato. Posso dire, però, che lo “incontro” ogni volta che disegno. Lo evoco continuamente nei miei fumetti. La sua lezione, il suo stile e la sua sensibilità sono una presenza costante nel mio lavoro. Ogni mio fumetto è dedicato anche a lui e alla sua arte. Ho avuto il piacere di conoscere Raffaele della Monica, a cui ho mostrato le mie tavole disegnare di Alan Ford de L’ultima lotta n. 248. Lui era già un disegnatore affermato, ricordo gentilezza e simpatia, poi ci siamo persi di vista. Anni dopo conobbi anche il suo amico Giuliano Piccininno. Negli ultimi anni, mi vedo ogni tanto con Dario Perucca, a Casale Monferrato, ci facciamo due chiacchiere volentieri.
5. Dove collocherebbe Alan Ford in Italia in termini di popolarità e influenza culturale?
Le dispiace che non venga più pubblicato? Come influenza culturale non saprei dire, di certo questo fumetto nasce nel 1969 anche da un certo tipo di cinema italiano (su tutti, il film “i soliti ignoti” – wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/I_soliti_ignoti) in cui si affrontavano già tematiche simili. Ti consiglio la visione di questo film, sembra quasi di vedere il gruppo TNT, una banda di ladri scassoni, incapaci e maldestri come in effetti sono i membri del gruppo TNT. In Italia Alan Ford è ancora molto conosciuto, ma secondo me purtroppo non gode più della popolarità di un tempo. I lettori storici, in gran parte, si sono un po’ allontanati. Molti di loro si dichiarano delusi dalle storie recenti, anche se continuano ad apprezzare moltissimo il lavoro di Dario Perucca, che oltre a essere un ottimo disegnatore è anche un mio caro amico e collega. La serie, per il momento, continua a essere pubblicata, ma io non la seguo ormai da molti anni. Mi dispiace che il suo creatore abbia “sciolto” il gruppo TNT, sostituendolo con la coppia Alan Ford–Minuette. Personalmente, non ho mai amato quel personaggio: l’ho sempre percepito come un espediente narrativo per proseguire il filone delle figure femminili che Bunker aveva già esplorato in passato, come Kerry Kross, Beverly Kerry o ultimamente Petra.
6. Ha avuto collaborazioni o contatti con la casa editrice Bonelli?
Negli anni Duemila ho provato un paio di volte a propormi come disegnatore per Dylan Dog, ma non c’è stato nulla da fare. In fondo, il mio stile è fortemente ispirato a quello di Magnus, mentre in casa Bonelli si privilegia un linguaggio grafico diverso, più realistico e aderente ai canoni della casa editrice. In compenso, ho la fortuna di collaborare con Il Grande Diabolik, casa editrice Astorina, per cui sto realizzando alcune storie brevi, e al momento sono al lavoro sulla terza. Devo dire che è un’esperienza molto stimolante. In un certo senso, c’è un filo rosso che unisce Magnus a Diabolik, passando da Kriminal e Satanik, una linea ideale che lega l’eleganza del segno, il gusto per il mistero e l’anima dark del fumetto italiano degli anni sessanta. Nell’ultimo anno per lavoro mi sono sentito più volte con Moreno Burattini, scrittore di Zagor.
7. Su quali progetti sta lavorando attualmente?
Dove potremo vederli una volta terminati? Giovanni Pisano e la Torre Pendente uscirà a dicembre 2025. Sarà disponibile nel book-store di Piazza del Duomo a Pisa e, naturalmente, anche online. Il prossimo episodio de Il Grande Diabolik invece è previsto per la primavera del 2025, disponibile in edicola. Tutti gli altri miei fumetti sono acquistabili su vari siti come amazon, ibs, eccetera.
8. Quanto conosce le nostre regioni? Conosce qualcuno in Croazia, Serbia, Slovenia o in altri Paesi dell’ex Jugoslavia?
Non sono ancora stato nel vostro splendido Paese, ma spero un giorno di poterlo visitare. So che la Croazia è una terra ricca di storia, cultura e passione, e mi piacerebbe molto respirarne l’atmosfera, conoscere le persone, i luoghi e magari incontrare di persona quei lettori che da anni continuano ad amare Alan Ford e i fumetti italiani. Nel corso del tempo, qui a Torino, ho conosciuto alcuni Serbi, Croati e ne conservo un ottimo ricordo. In particolare, mi viene in mente Emil Popovic, un amico con cui ho condiviso momenti belli. Purtroppo non ci vediamo più da molti anni, come spesso accade nella vita, ci siamo persi di vista. Mi piacerebbe rivederlo, chissà, sarebbe un modo per chiudere un cerchio e, al tempo stesso, scoprire finalmente dal vivo un Paese che mi ha sempre incuriosito e affascinato. La mia compagna Jari è Slovacca e non conosceva Magnus prima di conoscere me.
9. Cosa fa quando non disegna?
Suono chitarra e pianoforte nel mio gruppo di cover dei Beatles, un’attività che faccio per passione e per hobby. È un progetto nato dalla passione condivisa per la loro musica, e il nostro obiettivo è trasmettere al pubblico non solo le canzoni, ma anche l’energia e lo spirito dei Fab Four. Organizziamo concerti principalmente in pub e ristoranti, luoghi che permettono un’atmosfera più intima e diretta con chi ci ascolta. Tutti noi siamo profondi appassionati di musica e dei Beatles in particolare: conosciamo le loro storie, i dettagli dei loro arrangiamenti e cerchiamo di riprodurre fedelmente le emozioni che le loro canzoni suscitano. È una soddisfazione enorme vedere persone cantare insieme a noi, emozionarsi e riscoprire quei brani che hanno segnato intere generazioni.
L’episodio è stato originariamente pubblicato nell’agosto del 1989.Il Vjesnik lo ha pubblicato due mesi dopo, nell’ottobre dello stesso anno.
L’episodio è stato originariamente pubblicato nel febbraio del 1990, mentre in Croazia il Vjesnik lo ha pubblicato due mesi dopo, nell’aprile dello stesso anno.
Nel proprio numero, Vjesnik ha commesso un errore invertendo le pagine 9 e 73, così che il lettore, dopo aver terminato l’ottava pagina, deve passare alla settantatreesima e poi proseguire con la decima. Dopo aver letto fino alla settantaduesima, bisogna tornare sulla nona e infine continuare con la settantačetvrtom, per seguire correttamente la trama e gli avvenimenti.
A pagina 96 si trova una pubblicità della Sony e della Coca-Cola.
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